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Monteponi
29/01/2006
Ai Responsabili e all’Assistente Regionali
Carissimi,
motivi non dipendenti dalla nostra volontà hanno
impedito al nostro Gruppo di essere presente alla riunione per
valutare il progetto educativo in scadenza.
Questo appuntamento era per noi particolarmente
interessante in quanto abbiamo partecipato attivamente alla sua
stesura , per questo motivo ci fa piacere darvi un contributo
scritto che evidentemente deciderete voi se e quanto prenderlo in
considerazione.
In particolare siamo convinti che i punti1.1,1.2,
1.3, 11.9, 11.10, sono di grande attualità e andrebbero riproposti
perché aprono ad un respiro che il vecchio progetto non ha saputo
intieramente proporre nella sua stesura finale.
Pensiamo che il Progetto si debba rivolgere
soprattutto ai Capi ai quali più che mai è richiesta una forte
testimonianza in primo luogo nelle relazioni fra i Capi stessi, ma
anche nel quotidiano extrassociativo.
La testimonianza che è strettamente collegata alla
nostra intelligenza, alla nostra sensibilità e alla nostra volontà
(come espresso al punto 1.1), è resa difficile da una riconosciuta
“frammentarietà” diffusa che disorienta i Capi sia come persone che
come educatori.; frammentarietà che tocca tutta la vita quotidiana.
Di fatto ci sentiamo “tirati” dal lavoro, dal servizio, dagli
affetti, dalle spinte sociali, dalle esigenze che raccogliamo
intorno a noi. dalle molte domande di questo mondo………. E forse, in
profondità, viviamo varie “divisioni”.
Dal sentirci a “pezzettini” nasce in desiderio di
unitarietà della nostra vita che non significa adeguarsi ad
un unico pensiero o ritenere possibile l’eliminazione di tutte le
contraddizioni, ma desiderare una regia per la nostra esistenza. La
regia permette di non escludere, di non togliere qualcosa, ma di
integrare e di armonizzare.
Questo problema enunciato per la persona
(sentirci a pezzi) è estendibile anche alla convivenza fra le
persone: si ritiene spesso che la presenza di uno escluda la
presenza di un altro. Chi ha responsabilità è chiamato alla “regia”,
a lui spetta il compito di non escludere, ma di integrare. Per
questo motivo è indispensabile oggi cercare nuove forme di
partecipazione (avvenimenti, eventi, Fo. Ca. ecc) con meno “barriere
architettoniche” (intellettuali, umane e logistiche) capaci di
coinvolgere persone diverse che non devono sostituire, ma arricchire
lo scenario degli adulti impegnati in AGESCI: agendo, non come una
talpa che scava il tunnel e si lascia tutto alle spalle, ma come un
fiume che esonda e là, dove è possibile, fa scorrere le sue acque.
Ci vantiamo di essere persone che imparano
facendo, bene anche le cose migliori hanno il risvolto della
medaglia: gli empirici si muovono bene nel terreno da loro
conquistato, sono meno portati a muoversi in territori non usuali.
La passione per il futuro che anima l’educatore ci deve spingere a
superare questa difficoltà congenita perché solo a queste condizioni
è possibile il successo di quella regia di cui abbiamo parlato
prima.
Una regia speciale compete alle regioni sulle
Zone. Per loro natura le Zone non sono a diretto contatto con
l’Associazione e in certi casi appaiono anche lontane; sono però le
Zona che garantiscono la presenza dell’Associazione nel territorio.
In certi frangenti ci siamo chiesti se la nostra iscrizione è alla
Zona e la Zona ci iscrive all’AGESCI o se in quanto iscritti
all’AGESCI facciamo parte di una Zona? Pensiamo che alla Regione
competa compiere quella regia indispensabile a farci sentire tutti
parte di una stessa famiglia (unitarietà).
Se è vero che un fiume nel suo scorrere non
si chiede se la sua acqua sarà utilizzata, ma scorre lo stesso, è
anche vero che questo scritto se anche non servirà noi sentivamo il
dovere di farlo.
Un fraterno abbraccio
Giovanna e Mario Triverio
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